Tra le catture più emozionanti che un pescatore da surfcasting possa vivere c’è senza dubbio quella dell’aquila di mare. Un pesce capace di mettere a dura prova anche le attrezzature più robuste, regalando combattimenti che possono durare decine di minuti e lasciare un ricordo indelebile.
Ma oltre alla spettacolarità della cattura, l’aquila di mare continua a dividere il mondo della pesca. C’è chi la considera una preda eccezionale, chi la rilascia sempre e chi si chiede se sia buona da mangiare.
Facciamo un po’ di chiarezza.
Che cos’è l’aquila di mare?
Con il nome comune “aquila di mare” vengono indicate diverse specie di razze appartenenti alla famiglia Myliobatidae. Nel Mediterraneo la specie più conosciuta è la Myliobatis aquila, facilmente riconoscibile per il corpo appiattito, le grandi pinne pettorali che ricordano delle ali e la lunga coda dotata di uno o più aculei.
Può superare il metro e mezzo di apertura alare e raggiungere pesi considerevoli, tanto da essere una delle catture più impegnative per chi pratica surfcasting o drone fishing.
Dove vive?
L’aquila di mare è presente lungo gran parte delle coste italiane, comprese quelle della Campania.
Predilige:
- fondali sabbiosi;
- fondali misti sabbia e posidonia;
- zone ricche di molluschi e crostacei;
- profondità comprese generalmente tra pochi metri e circa 100 metri.
È un animale che ama muoversi lentamente vicino al fondo alla ricerca di cibo.
Di cosa si nutre?
La sua dieta è composta principalmente da:
- granchi;
- paguri;
- molluschi;
- vongole;
- seppie di piccole dimensioni;
- piccoli pesci.
Grazie ai potenti denti appiattiti riesce a rompere facilmente anche i gusci più resistenti.
Un combattimento che non si dimentica
Chi ne ha ferrata una lo sa bene.
L’aquila di mare non effettua fughe velocissime come una ricciola o un serra, ma sfrutta tutta la superficie del suo corpo opponendo una resistenza impressionante.
Durante il recupero rimane spesso incollata al fondo e ogni metro conquistato richiede forza, pazienza e una buona tecnica.
Molti pescatori raccontano di recuperi durati oltre mezz’ora, soprattutto quando gli esemplari superano i 20 o 30 chilogrammi.
Quando arriva in battigia inizia spesso la fase più delicata: la spiaggiatura.
Le onde, il peso dell’animale e l’ampiezza delle “ali” rendono gli ultimi metri particolarmente impegnativi.
È pericolosa?
L’aquila di mare non è un animale aggressivo.
Tuttavia possiede uno o più aculei seghettati sulla coda utilizzati esclusivamente per difesa.
Se manipolata in modo scorretto può colpire con la coda provocando ferite anche serie.
Per questo motivo è fondamentale:
- mantenere sempre una distanza di sicurezza dalla coda;
- utilizzare guanti adeguati;
- non immobilizzarla premendo sull’aculeo;
- prestare particolare attenzione durante la slamatura.
Il rispetto dell’animale tutela sia il pescatore sia il pesce.
Si può mangiare?
Questa è probabilmente la domanda che genera più discussioni.
La risposta è sì.
L’aquila di mare è perfettamente commestibile e in diverse zone del Mediterraneo viene consumata da sempre.
Le sue carni sono bianche, consistenti e povere di lische.
Le parti più apprezzate sono le grandi pinne pettorali, dalle quali si ricavano tranci molto carnosi.
Può essere preparata:
- in umido;
- alla griglia;
- fritta;
- in zuppe di pesce.
Come per qualsiasi altra specie marina, è importante consumare esclusivamente esemplari freschi e provenienti da aree idonee alla pesca.
Conviene trattenerla?
Qui entrano in gioco non solo la legge, ma anche l’etica del pescatore.
L’aquila di mare cresce lentamente, raggiunge la maturità sessuale dopo diversi anni e produce un numero limitato di piccoli.
Queste caratteristiche la rendono una specie più vulnerabile rispetto ad altri pesci.
Per questo motivo molti pescatori sportivi scelgono di praticare il catch & release, soprattutto con gli esemplari di grandi dimensioni che rappresentano preziosi riproduttori.
Naturalmente è fondamentale informarsi sempre sulla normativa vigente e rispettare eventuali limitazioni o divieti applicabili nella zona di pesca.
L’aquila di mare nel drone fishing
Con l’utilizzo del drone è sempre più frequente poter posizionare l’esca su fondali dove questo magnifico animale è presente.
Il drone non aumenta la presenza delle aquile di mare, ma consente semplicemente di collocare l’esca con maggiore precisione anche a distanze elevate, raggiungendo zone che da riva sarebbero difficilmente pescabili.
Quando l’abboccata arriva, però, è il pescatore a fare la differenza.
Servono pazienza, esperienza, attrezzatura adeguata e tanta preparazione per portare a termine il combattimento.
Il drone termina il proprio lavoro nel momento in cui rilascia l’esca.
Da lì in avanti inizia la vera sfida.
L’aquila di mare è uno degli animali più affascinanti che popolano il Mediterraneo.
Può regalare combattimenti memorabili, è una specie dalle caratteristiche biologiche uniche e continua a suscitare opinioni contrastanti tra i pescatori.
Che si scelga di trattenerla o di rilasciarla, la cosa più importante è affrontare ogni cattura con competenza, rispetto e consapevolezza.
Perché ogni incontro con un’aquila di mare è molto più di una semplice cattura: è un’esperienza che difficilmente si dimentica.


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