La pesca cambia. La passione no.
Ogni innovazione, nel mondo della pesca, ha sempre portato con sé entusiasmo, curiosità… e inevitabilmente qualche critica.
È successo quando sono arrivati i mulinelli rotanti.
È successo con i trecciati.
Con gli ecoscandagli.
Con i motori elettrici.
Con i GPS.
E oggi succede con la pesca tramite drone.
Sui social capita spesso di leggere commenti come:
“Con il drone è troppo facile.”
“Il drone pesca al posto tuo.”
“Così non c’è più sport.”
“Il drone ti porta il pesce a riva.”
La realtà, però, è molto diversa.
E forse è arrivato il momento di chiarire cosa sia davvero la pesca con il drone.
Mito n.1 – “Il drone pesca al posto del pescatore.”
È probabilmente la convinzione più diffusa.
Ed è anche la più sbagliata.
Il drone non cattura il pesce.
Non lo individua automaticamente.
Non lo ferrà.
Non lo recupera.
Non combatte.
Il drone svolge una sola funzione:
trasporta l’esca nel punto scelto dal pescatore e poi torna a riva.
Da quel momento in poi sparisce dalla scena.
La pesca inizia esattamente come nella pesca tradizionale.
Il pesce abbocca alla lenza.
Il pescatore ferra.
Combatte.
Recupera.
Ed è lui, e soltanto lui, a portare il pesce a riva.
Mito n.2 – “Con il drone si prendono pesci ovunque.”
Magari fosse così.
Se bastasse avere un drone, ogni uscita terminerebbe con catture straordinarie.
Chi pratica questa tecnica sa bene che non funziona così.
Anzi.
Il drone permette semplicemente di raggiungere un punto che con un lancio sarebbe difficile o impossibile raggiungere.
Ma se in quel punto non ci sono pesci…
…non succederà assolutamente nulla.
Esattamente come accade pescando con una canna tradizionale.
Mito n.3 – “Il drone trova i pesci.”
No.
Il drone non è un ecoscandaglio.
Non vede sotto l’acqua.
Non individua i branchi.
Non segnala dove si trovano i predatori.
È il pescatore che deve sapere dove posizionare l’esca.
Ed è qui che entra in gioco la vera esperienza.
Leggere il mare rimane fondamentale
Chi pesca con il drone deve conoscere esattamente le stesse cose che conosce un bravo pescatore da surfcasting.
Deve saper leggere:
- i canaloni;
- i banchi di sabbia;
- le correnti;
- la direzione del vento;
- le maree;
- le mangianze;
- i movimenti del pesce foraggio;
- le condizioni del mare.
Se sbaglia punto…
Il drone può portare l’esca anche a 500 metri.
Ma rimarrà semplicemente un’esca in acqua.
Un paragone semplice: la barca con ecoscandaglio
Facciamo un esempio.
Un pescatore esce con una barca dotata di ecoscandaglio.
Naviga per ore.
Osserva il fondale.
Cerca strutture sommerse.
Individua i pesci.
Poi cosa fa?
Si ferma.
Inizia a pasturare.
Continua a richiamare i pesci sotto l’imbarcazione.
Mantiene la posizione.
Studia continuamente l’ecoscandaglio.
Nessuno sostiene che sia l’ecoscandaglio a pescare.
Perché tutti sanno che è semplicemente uno strumento.
Il drone è esattamente la stessa cosa.
È uno strumento.
Non sostituisce il pescatore.
Amplia semplicemente le sue possibilità.
Mito n.4 – “Con il drone non serve esperienza.”
È vero esattamente il contrario.
Molti pescatori che iniziano a usare il drone scoprono rapidamente una cosa:
la parte difficile non è far volare il drone.
È sapere dove portare l’esca.
Perché il drone arriva ovunque.
Ma il pesce no.
Serve esperienza.
Serve osservazione.
Serve conoscenza del mare.
Le stesse qualità che servono da sempre a ogni buon pescatore.
Mito n.5 – “È una pesca senza emozioni.”
Chi lo dice probabilmente non ha mai vissuto una partenza con un’esca calata a centinaia di metri dalla riva.
La canna si piega.
Il mulinello urla.
La lenza parte.
E da quel momento il drone non esiste più.
Esistono soltanto il pescatore…
…e il pesce.
Le emozioni sono identiche.
Anzi.
Spesso ancora più intense.
La tecnologia non sostituisce la passione
La pesca è sempre cambiata.
I nostri nonni pescavano senza mulinello.
Poi arrivò il nylon.
Poi arrivarono i trecciati.
Le canne in carbonio.
Gli ecoscandagli.
I GPS.
Le app meteo.
Le cartografie satellitari.
Ogni innovazione è stata inizialmente criticata.
Poi è diventata normalità.
Il drone rappresenta semplicemente un nuovo capitolo di questa evoluzione.
Il rispetto del mare viene prima di tutto
La vera differenza non la fa lo strumento.
La fa il pescatore.
Un pescatore corretto rispetterà il mare sia con una canna da lancio sia con un drone.
Così come un pescatore scorretto potrà arrecare danno anche utilizzando l’attrezzatura più tradizionale.
L’etica non dipende dalla tecnologia.
Dipende dalle persone.
La pesca con il drone è solo… pesca
Forse il punto è tutto qui.
La pesca con il drone non è una scorciatoia.
Non è un trucco.
Non è un modo per eliminare la difficoltà.
È semplicemente un modo diverso di vivere la stessa passione.
Il mare continua a decidere.
Il pesce continua a scegliere.
Il pescatore continua ad aspettare.
Perché nessun drone potrà mai sostituire ciò che rende davvero speciale una giornata di pesca:
l’emozione dell’attesa, il rispetto per il mare e quel momento unico in cui la canna si piega e il cuore accelera.
di Luigi Matacena


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