Negli ultimi anni il pesce balestra è diventato una presenza sempre più frequente nei nostri mari. Un tempo considerato una specie rara nel Mediterraneo, oggi è ormai un incontro abituale per molti pescatori, soprattutto nel Sud Italia.
La sua diffusione ha portato con sé una domanda che divide appassionati e curiosi: il pesce balestra si può mangiare? E soprattutto, è buono?
La risposta è semplice: sì, il pesce balestra è perfettamente commestibile e, se preparato correttamente, è anche un ottimo pesce da tavola.
Da dove nasce la cattiva fama?
La diffidenza nei confronti del pesce balestra deriva principalmente da tre fattori.
Il primo è il suo aspetto. Ha una pelle molto dura, denti robustissimi e una forma poco familiare rispetto ai pesci tradizionalmente consumati nel Mediterraneo. Il suo aspetto “esotico” porta molti a pensare che non sia adatto all’alimentazione.
Il secondo riguarda la pulizia. Il balestra possiede una pelle coriacea che non può essere squamata come quella di altri pesci. Deve essere completamente rimossa, operazione che richiede un po’ di esperienza e attrezzi ben affilati.
Il terzo motivo è probabilmente quello che ha generato più confusione: alcune specie tropicali appartenenti alla stessa famiglia possono accumulare tossine come la ciguatossina, responsabile della cosiddetta ciguatera. Questo ha portato molte persone a credere, erroneamente, che tutti i pesci balestra siano pericolosi.
Il pesce balestra del Mediterraneo è sicuro?
Sì.
La specie che oggi si incontra più frequentemente nelle nostre acque è il pesce balestra grigio (Balistes capriscus), considerato commestibile e consumato regolarmente in numerosi Paesi del Mediterraneo e dell’Atlantico.
Ad oggi non esistono indicazioni che ne sconsiglino il consumo se pescato in aree idonee e correttamente conservato, come avviene per qualsiasi altra specie destinata all’alimentazione.
Naturalmente valgono le normali regole di buon senso: evitare esemplari in cattivo stato di conservazione o provenienti da zone interdette alla pesca.
Che sapore ha?
Chi lo ha assaggiato difficilmente ne parla male.
La carne è bianca, soda, compatta e povera di lische. Dopo la cottura mantiene una consistenza piacevole e ricorda, per molti aspetti, quella della cernia o della rana pescatrice, pur avendo un gusto tutto suo.
Proprio per la consistenza delle carni si presta a numerose preparazioni.
È ottimo:
- al forno con patate;
- in padella con pomodorini e olive;
- alla griglia;
- in umido;
- nelle zuppe di pesce;
- oppure semplicemente lessato e condito con olio extravergine e limone.
L’unica vera difficoltà è pulirlo
Se c’è un aspetto che scoraggia molti pescatori è proprio la pulizia.
La pelle è estremamente resistente e va completamente asportata. Inoltre le robuste spine dorsali richiedono un po’ di attenzione durante la lavorazione.
Una volta eliminata la pelle, però, la filettatura risulta piuttosto semplice e permette di ottenere filetti consistenti e quasi privi di spine.
Per questo motivo molti pescivendoli preferiscono venderlo già spellato.
Perché vale la pena valorizzarlo
In un periodo in cui molte specie tradizionali sono sempre più sfruttate, imparare a utilizzare nuove risorse ittiche rappresenta anche una scelta sostenibile.
Il pesce balestra è abbondante, combatte con forza durante il recupero e offre una carne di qualità che merita sicuramente maggiore considerazione.
Spesso i pregiudizi nascono semplicemente dalla scarsa conoscenza. Chi decide di portarlo in cucina scopre quasi sempre un pesce molto migliore di quanto immaginasse.
Il pesce balestra non è un pesce “da scartare”, come qualcuno continua a sostenere. Al contrario, è una specie commestibile, sicura e dalle ottime qualità gastronomiche.
L’unico vero ostacolo è imparare a pulirlo correttamente. Superato questo passaggio, ci si trova davanti a un pesce dalle carni eccellenti, versatile in cucina e capace di sorprendere anche i palati più esigenti.
Forse è arrivato il momento di mettere da parte i vecchi pregiudizi e dare al pesce balestra il posto che merita, non solo nelle nostre battute di pesca, ma anche sulle nostre tavole.


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